lunedì 19 dicembre 2011

La mia prima esperienza in camera di galleggiamento


Es.di Floating Tank

Questa mattina, alle 11, sono andato al Centro Studi e Ricerche Ina Maka in via Marradi 1, a Milano, per la mia prima seduta nella camera di galleggiamento (Floating tank).

Il centro è molto accogliente, le pareti sono colorate in varie tonalità di arancione. Mi rilasso sul comodo divano al centro della sala d'accoglienza.
Laura, riflessologa e responsabile della camera di galleggiamento, mi illustra come rilassarmi nella vasca senza irrigidire il collo e lasciando andare i pensieri.
Dopo alcune altre domande per conoscere l'origine del mio interesse per la deprivazione sensoriale, mi conduce nella stanza della vasca. L'involucro è molto più grande rispetto alla foto che avevo visto su internet. Un portellone s'intravede frontalmente, mascherato con le pareti del tank.
Mi spoglio, faccio una rapida doccia e indosso il costume blue, con le inziali OP, probabilmente l'acronimo della vecchia società che gestiva le vasche di deprivazione sensoriale, la Oceano Privato, un nome piuttosto suggestivo.
Richiamo Laura che mi apre il portellone.
La luce filtra all'interno, nell'oscurità, e illumina i tasselli di un mosaico azzurro e blu sui bordi della vasca.  Il soffito è alto e tondo come un uovo, in stile anni '70, non come le moderne camere di galleggiamento che assomigliano più a delle bare. 
Inserisco i tappi nelle orecchie per proteggerle dal sale e aumentare l'isolamento acustico.
Mi sdraio e percepisco immediatamente la resistenza dell'acqua salata che sostiene il corpo e contrasta la forza di gravità. Sono 550Kg di sali minerali, in prevalenza magnesio, disciolti nell'acqua.
Il calore mi avvolge completamente e ho come l'impressione di tornare nel ventre materno. La temperatura dell’acqua è mantenuta costante a 34,5 C°, temperatura neutra per il cervello.
Laura mi saluta e chiude il portellone. Sprofondo nel buio più tetro. Non è possibile scorgere uno spiraglio di luce neanche dalle fessure. Se chiudo gli occhi, l'oscurità è identica a quando ho gli occhi aperti. Ricordo di aver avuto una percezione simile solo in un'oscura notte, senza stelle, in una baita norvegese, sperduta tra i ghiacci, lontano da tutto e senza luce elettrica.
Mi rilasso e mi lascio cullare dal ronzio elettrostatico della macchina che ha più di 20 anni ed è stata trasferita in più centri, come una vecchia madre, messa da parte ma sempre pronta ad riabbracciare i propri figli e cullarli nel proprio caldo ventre.
Mi sembra di essere immerso in un gel che mi avvolge e mi cristallizza al suo interno, con solo qualche leggera onda a lambire la pelle durante i movimenti della respirazione.
L'aria è calda e umida, l'areazione è scarsa. Dopo qualche minuto ho una sensazione di soffocamento. Prendo un bel respiro, mi rilasso e lascio andare questa percezione sgradevole.
Mi sembra di essere in uno di quei film di fantascienza dove i cloni in sospensione vitale, sono imbottigliati dentro a cilindri ripieni di un liquido denso, con tutte le sostanze nutritive di cui hanno bisogno. 
Lascio andare anche questi pensieri e rimango sul respiro che diventa profondo e appena percettibile. 
Provo una tecnica di Qi Gong e durante l'inspirazione immagino una sfera di luce che si muove dall'Ajna Chakra (il 6°), all'Anahata (il 4°) a Svadhishthana (il 2°).

Chakra
All'altezza del secondo Chakra, Svadhishthana, che nel Qi Gong viene chiamato il Dantian inferiore, sento addensarsi l'energia con incredibile vigore per poi disperdersi durante l'espirazione.
Ripeto più volte l'esercizio. Inspiro e durante il movimento inspiratorio osservo la sfera di energia muoversi dall'alto verso il Dantian inferiore. 
Non ho mai provato, durante nessun esercizio di meditazione una tale forza e ampiezza nella canalizzazione energetica. La sfera di energia a livello del Dantian inferiore (2° chakra) crea una profonda sensazione di piacere e benessere.

A questo punto provo un altro esercizio: immagino di non avere passato, di essere senza ricordi e di non avere futuro, aspettative, desideri. Il galleggiamento mi aiuta a perdere la concezione dello spazio e del tempo. Non so più dove sono, la vista è oscurata, il tatto è quasi assente, la gravità è assente. I suoni sono ovattati: il battito cardiaco e la respirazione vengono amplificati dalla deprivazione di stimoli esterni.
Immagino di non avere dimensione e di non avere tempo. Lascio andare tutti i pensieri e rimango nel nulla.
Dopo un tempo, non quantificabile, e non percepibile, perchè il concetto di tempo ha perso significato provo una sensazione di fusione totale. Non ho più nome, più tempo, più forma fisica, più memoria. Sono morto e questo non mi preoccupa affatto. E' come se la morte fosse un concetto creato dalla mente vigile che in questa condizione non ha più senso. Fuso con ogni cosa, una dimensione eterna, senza spazio e senza tempo.
Rimarrei in questa condizione piacevole ancora a lungo. Purtroppo l'ora a mia disposizione si è volatilizzata e una lama di luce taglia l'oscurità. E' Laura che apre il portellone dall'esterno e mi porta a una nuova rinascita.

Qualche altra informazione per chi ha voglia di approfondire:
La vasca di galleggiamento è l'ambiente ottimale per la visualizzazione in quanto garantisce un livello di relax così profondo, che il cervello comincia presto a generare una quantità senza confronti di onde theta ritmiche, che sono associate con vivide e realistiche immagini ipnagogiche, a una vivida immaginazione, e a idee creative. La mente continua a generare onde theta per altre tre settimane.

MindwavePer verificare questa affermazione, non appena tornato a casa, ho utilizzato il mio elettroencefalogramma portatile, il Mindwave della Neurosky.com e il programma Visualizer di Eric Blue per visualizzare le onde prodotte. Effettivamente, 4 ore dopo il galleggiamento, il mio cervello continuava a produrre picchi di onde Delta e un'attività di onde Theta costante.

La sensazione di benessere e rilassamento permane anche ora che sto scrivendo questa esperienza e un'ulteriore conferma è arrivata dalla registrazione del livello meditativo attraverso il programmaMeditation Journal"Meditation Journal" allegato con il Mindwave.
Nei giorni passati ho monitorato le mie sedute di meditazione con il programma e difficilmente superavo una media percentuale del livello meditativo del 60% in mezzora. La prova che ho fatto, 4 ore dopo il galleggiamento, ha riportato una media del livello meditativo del 70% in mezzora. 

John C. LillyL'ideatore della camera di galleggiamento è stato John C. Lilly, medico e psicoanalista, laureatosi presso il California Institute of Technology e specializzandosi in neurofisiologia presso l'Università della Pennsylvania. Ha portato i suoi contributi nell'elettronica, nella biofisica, nella neurofisiologia, nella teoria dei computer e nella neuroanatomia.
Nel 1953 si è specializzato in neurofisiologia e nel 1954 ha iniziato a lavorare al progetto della vasca di deprivazione sensoriale. Questo strumento gli ha permesso di esplorare le profondità della coscienza umana.

Questa esperienza è stata vissuta dalle 11.30 alle 12.30 di Lunedì 19 dicembre 2011 presso il centro Ina Maka. 
VIA MARRADI, 1
MILANO
TEL 02 89010649
cameradigalleggiamento@gmail.com
Facebook: Camera DiGalleggiamento
www.cameradigalleggiamento.blogspot.com

2 commenti:

He Art - Renato Turini ha detto...

Grazie per aver condiviso la tua esperienza!
Su Facebook non vi trovo...

Barbara ha detto...

Grazie per aver condiviso la tua esperienza, mi piacerebbe provare potresti darmi il nome del centro dove lo hai fatto ?
ti ringrazio anticipatamente